Data di ultima modifica: 
16 Marzo 2018

Storia di Cento

Premessa Storica

Gli albori del primo millennio sono scanditi da eventi storici di grande rilevanza da cui Cento rimane completamente avulsa. Solo dal 1185 si ha testimonianza di una comunità giuridicamente riconosciuta, posta sotto l'autorità del vescovo di Bologna; è datato 11 aprile il documento con cui il vescovo riconosce ai centesi le buone e legittime consuetudini. In quegli anni gli abitanti di Cento sono impegnati con le loro fatiche, i loro sudori e a loro spese in lavori di bonifica e di disboscamento dei terreni che sono stati loro assegnati dal vescovo di Bologna attraverso varie enfiteusi.
Nel '300 il vescovo perde gradualmente potere, abbandona la formalità enfiteutica nei confronti di Cento e Pieve (che rimangono unite sino al 1376), trasformandola in vendita e in affitto, dando origine all'attuale Partecipanza agraria.
 
Risale al 1378 l'edificazione della Rocca da parte del comune di Bologna, affinché i centesi non promuovessero alcun male assieme ai vicini; la Rocca infatti nasce come fortilizio con funzioni repressive anche nei confronti degli abitanti stessi. Nel corso dei secoli subisce radicali modifiche ed ampliamenti, assumendo prevalentemente la connotazione di carcere, conservata sino al 1969.
Durante le numerose guerre che si combattono nel quattrocento tra il comune di Bologna e i cardinali legati, Cento diviene proprietà ora del vescovo, ora del comune, ora dei Visconti.
Grande cambiamento avviene nel 1502 a seguito del matrimonio fra Alfonso I d'Este e Lucrezia Borgia. Cento e Pieve sono sottratte alla signoria del vescovo di Bologna e portate in dote da Lucrezia alla Casa d'Este.
Tuttavia, le lotte per la supremazia sul centopievese non cessano: dopo la morte di Alessandro VI (padre di Lucrezia Borgia) sale al soglio pontificio nel 1503 il suo acerrimo nemico cardinale Giuliano Della Rovere (Giulio II); il nuovo papa occupa le nostre terre, restituite poi agli Estensi solo alla sua morte nel 1513.
La seconda metà del secolo è segnata da lotte sociali e da diverse rotte del Reno che causano gravi allagamenti nel paese e nelle campagne, con conseguenti carestie.
In questi anni Cento assume anche rilievo dal punto di vista culturale; nel 1543 Alberto Accarisio, con l'aiuto di un tipografo itinerante, stampa presso la propria abitazione, nell'attuale corso Guercino, il primo vocabolario della lingua volgare.
Dopo nemmeno un secolo di dominio estense, nel 1598 la nostra comunità ritorna alla Santa sede.
Il '600 è un secolo di guerre, epidemie e carestie. La popolazione è stremata dai conflitti bellici, a cui si aggiunge, nell'estate del 1630, la terribile peste; solo nel 1631 Cento per la di Dio grazia rimase libera dalle soldatesche e dalla peste.
L'anno successivo, per esorcizzare la passata pestilenza e gli altri mali, i centesi decidono di celebrare il carnevale con una giostra memorabile, tanto che non solo alii centesi ma al numero grande di forestieri ... fu di somma soddisfazione gradimento e giubileo.
Dopo un breve periodo di pace Cento viene coinvolta nella guerra per il ducato di Castro, che si protrae per quasi un decennio dal 1641 al 1649; a questa si aggiunge anche nel 1648 una grave inondazione del Reno.
Nonostante gli eventi luttuosi che si susseguono in maniera incalzante, non va dimenticato che in questi anni nascono le importanti scuole pittoriche dei Gennari e successivamente quella del Guercino, il nostro più importante "figlio", artista apprezzato in Italia e all'estero.
Data memorabile risulta essere il 1754, anno in cui papa Benedetto XIV emana una bolla che eleva Cento al rango di città; il riconoscimento viene conferito grazie all'intercessione dell'allora arciprete di S. Biagio Girolamo Baruffaldi.
A fine secolo Cento diventa capoluogo di Dipartimento dell'Alta Padusa (1797) a cui fa seguito una breve parentesi di dominazione austriaca, periodo in cui Ugo Foscolo, arruolato nel corpo della Guardia Nazionale di Bologna viene ferito nella nostra città. 
Dopo molte turbolenze, il 19 luglio del 1815 il cardinale Consalvi restaura il governo pontificio riportando a Cento buona parte delle opere d'arte confiscate da Napoleone.
La serenità non dura a lungo: sono anni di grande fermento, appaiono sulla scena politica importanti personaggi del nostro risorgimento, primo fra tutti il padre barnabita Ugo Bassi (di fede garibaldina), che nell'agosto 1849 venne alla Villa Spada (a Bologna) processato e fucilato dai tedeschi (austriaci).
Con l'Unità d'Italia Cento è governata dal gruppo di moderati, fazione politica che rimane sulla scena locale per circa un trentennio poi rimpiazzata da personaggi della sinistra liberale.
L' '800 da anche i natali a Jolanda, scrittrice di fama nazionale, nipote di Gaetano Majocchi, compagno di studi di Giacomo Leopardi e collaboratore con il Manuzzi al celebre "Vocabolario".
Nel 1869 tumulti e agitazioni si registrano in diverse parti d'Italia; il malcontento generale è causato da nuove "tasse per il macinato". A Cento villani con vanghe e scuri avevano atterrata la porta del Palazzo Municipale ... gettarono dalle finestre tutto quanto entro vi era ... a stare dalla Piazza vedevansi per aria mobili... una quantità di registri, di cartolari, di carte ... e così fitte che sembrava una grande nevicata ... e vi dettero fuoco. Nel nostro Archivio storico, a eterna memoria degli eventi del 1869, rimane qualche sporadico documento bruciacchiato e annerito dal fumo. 
Dalle descrizioni estrapolate dalle cronache locali emerge sempre la presenza della popolazione, la densità numerica degli abitanti; questi dati eccezionali (si tenga presente che agli inizi del '600 nel territorio centese si registrava la presenza di circa 12.000 abitanti) sono dovuti alla presenza dell'antico istituto della Partecipanza agraria. Nel corso del secolo appena trascorso sino agli aa. '70 si sono registrate fasi di incremento demografico in una zona con un carico di popolazione numericamente rilevante, ad eccezione di una modesta flessione negativa negli aa. '30 causata dai numerosi espatri verso l'America settentrionale.
Dal punto di economico si assiste intorno agli aa. '50 del '900 alla fine della coltura della canapa nelle campagne centesi, un modello economico radicato sin dal '700 che, a seguito delle mutate condizioni di mercato è venuto meno.
Anche le istruzioni scolastiche in parte si modificano, oltre al Liceo Classico presso il Seminario Clementino di tradizione secolare, nel 1925 viene impiantata una scuola Tecnica Industriale, voluta e realizzata dai fratelli Taddia con lo scopo di preparare personale tecnico idoneo a soddisfare le esigenze che andavano sempre più manifestandosi con il rapido affermarsi e con l'incessante evolversi dei mezzi meccanici in ogni attività produttiva.
Anche il più antico istituto di credito locale, la Cassa di Risparmio sorta nel 1859, che aveva fra i propri obiettivi il finanziamento dell'agricoltura, ha saputo a metà degli aa. '50 del secolo appena trascorso, iniziare ad erogare cospicui finanziamenti per attività commerciali - industriali.
Cento è stata più volte definita terra di confine ma nel senso più alto del termine , in effetti risulta tale, in quanto per quanto concerne la struttura architettonica con i frequenti portici, la cadenza dialettale, è strettamente legata al retaggio culturale scaturito dalla secolare appartenenza alla Diocesi bolognese; mentre il legame politico - amministrativo e l'annosa lotta 'contro' le acque la rendono accomunabile all'area ferrarese.
Il centese è un individuo con un forte attaccamento al proprio territorio, ove opera per obiettivi comuni, quali la conservazione e l'esaltazione della propria identità ed autonomia.

LO STEMMA DEL COMUNE DI CENTO

Stemma%2520CentoIter di adozione ed elementi caratterizzanti

L'esigenza di procedere ad un aggiornamento dello Statuto del Comune di Cento, che nel Titolo I - Principi, descrive lo stemma comunale, ha portato alla luce una nuova problematica: la presenza di una pratica ancora non conclusa da oltre un settantennio.
Il Comune di Cento, pur avendo nel corso dei secoli modificato il proprio stemma, di fatto, sino a pochi mesi orsono, secondo quanto comunicato in data 12 ottobre 2009 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Onorificenze ed Araldica, che è l'ufficio preposto all'emanazione della concessione dello stemma e del gonfalone, non era ancora in possesso di un documento ufficiale che ne certificasse la concessione.
Lo stemma cittadino sta per la città, anzi è la città e tale insegna è il simbolo del proprio status giuridico. Risulta comunque agli atti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Onorificenze ed Araldica una pratica relativa allo stemma del Comune di Cento risalente al 1936 ma, per ragioni ignote, non fu mai emesso il formale provvedimento.
La pratica a cui si fa riferimento è relativa ad una istanza inviata il 23 ottobre 1936 dall'allora Podestà di Cento, il conte Marco Luigi Chiarelli, al Capo del Governo Presidente della Consulta Araldica.
Lo stesso Podestà, il 3 marzo 1937 delibera di adottare lo stemma comunale, facendone un'accurata descrizione; successivamente, la Consulta Araldica con sede a Roma invia una nota alla Commissione Araldica per le Province di Romagna (la cui sede era a Bologna) per un parere in merito alla richiesta di adozione dello stemma da parte del Comune di Cento. La commissione araldica poi in data 1 febbraio 1938 esprime parere favorevole.
Citando la delibera comunale del 1937, considerato che, esaminando i documenti centesi, appare evidente una sconcertante diversità nella riproduzione degli stemmi della Città di Cento e che, per por fine a tale confusione, è quanto mai necessario proporre alla Consulta Araldica la conferma dello stemma centese in base alla sua storia.
Nel 1598 papa Clemente VIII Aldobrandini concede licenza di modificare l'arma dello stemma cittadino, arricchendolo con l'arma gentilizia della famiglia Aldobrandini consistente in sei stelle, igitur arma seu insigna istius Universitatis insignibus gentilituiis domus nostrae Aldobrandinae; questa concessione viene confermata anche dal Breve del 20 dicembre 1758 emanato da papa Clemente XIII con cui, fra gli altri privilegi, concede a questo nostro Pubblico di poter inquartare nello Stemma del medesimo l'arma gentilizia di Casa Aldobrandina.

GLI ELEMENTI DELLO STEMMA

L'arma è data dall'insieme di tutte le figure, smalti, contrassegni che servono a distinguere la città, mentre invece lo scudo è il campo in cui vengono poste le pezze onorevoli, le partizioni e le figure. 

Le fogge degli scudi mutarono a seconda dell'epoca in cui vennero usati, ovviamente subendo notevoli influenze date anche dal gusto artistico dell'epoca.
L'Ufficio Onorificenze ed Araldica, in base alla concessione del 3 Novembre 2010, comunicata al Comune di Cento in data 8 luglio 2011, ha stabilito che lo stemma del Comune di Cento deve essere di forma sannitica, con l'arma troncata (o spaccata) diviso cioè in due parti uguali da una linea orizzontale che lo divida a metà e la blasonatura deve aver inizio dalla parte superiore.
Alla sommità va posta la corona turrita di città, formata da un cerchio d'oro aperto da otto posterle (di cui cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (di cui cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d'oro e murato di nero.
Nel primo campo di colore azzurro va posto lo stemma della famiglia Aldobrandini, delle cui insegne Cento poté fregiarsi dal 1598, con la banda doppiomerlata in oro e le sei stelle sempre d'oro; Cento pur avendo fatto parte del dominio estense solo dal 1502 al 1598, anno in cui passò alla Santa Sede, continuò comunque ad essere compresa nella Legazione di Ferrara.
Nel secondo campo, su fondo azzurro, è presente il capo (cioè una pezza onorevole) d'Angiò con il rastrello rosso e i tre gigli in oro. Sempre nel secondo campo, su fondo argento, va riportato il gambero rosso montante, cioè posto in palo con la testa in alto. 
La scelta del gambero è legata anche alla storicità dello stemma, oltre che al legame stretto con il territorio.
Auspichiamo, citando l'Orsini, che lo stemma del nostro Comune non simboleggi regresso per Cento, il gambero non cammina sempre all'indietro, secondo l'opinione del volgo, ma questo crostaceo muta l'esterno suo involucro e poi dà subito un moto risoluto in avanti.
 

Podestà, Gonfalonieri e Sindaci di Cento dal 1815 ai giorni nostri

PERIODO DAL 1815 AL 1921 

  • 1815 Rusconi marchese Vincenzo Paolo, podestà 
  • 1816 Filippetti marchese Giovan Maria, podestà 
  • 1817 Rusconi marchese Vincenzo Paolo, gonf. 
  • 1819 Bregoli Francesco, gonfaloniere 
  • 1821 Mangilli Pietro Giacomo, gonfaloniere 
  • 1823 Bregoli Francesco, gonfaloniere 
  • 1828 Mangilli Pietro Giacomo, gonfaloniere 
  • 1828 Piombini nobile Antonio, gonfaloniere 
  • 1831 Tiazzi Stefano, gonfaloniere 
  • 1836 Filippetti nobile Luigi, gonfaloniere 
  • 1839 Carpeggiani cap.cav. Stefano, gonf. 
  • 1842 Tiazzi Antonio, gonfaloniere 
  • 1846 Borselli maggiore Giuseppe, gonf. 
  • 1848 Monari avv. Andrea, gonf. 
  • 1851 Monari avv. Andrea, gonf. 
  • 1854 Borselli cav. Giuseppe, gonf. 
  • 1855 Tiazzi Antonio, gonfaloniere 
  • 1859 Governo provvisorio delle Romagne, Monari avv. Andrea presidente 
  • 1860/61 Annessione al Piemonte, Borselli cav. Giuseppe, sindaco 
  • 1861 Monarchia Sabauda, Borselli cav. Giuseppe, sindaco 
  • 1864 Paola Giuseppe, sindaco 
  • 1865 Borselli cav. Giuseppe, sindaco 
  • 1869 Mangilli cav.avv. Antonio, sindaco 
  • 1872 Majocchi mag. cav. dott. Antonio, sindaco 
  • 1876 Carpeggiani cav.dott.Cesare, sindaco 
  • 1883 Gritta marchese cav. Giuseppe regio commissario straordinario 
  • 1884 Baroni dott. Luigi, sindaco 
  • 1885 Giordani cav. ing. Antonio, prosindaco 
  • 1885 Sanna cav. avv. Giuseppe, regio commissario straordinario 
  • 1886 Majocchi ten.col.cav.dott. Antonio, sindaco 
  • 1892 Rusconi marchese cav. Aldo, sindaco 
  • 1894 Zacconi cav. dott. Giuseppe, sindaco 
  • 1895 Mangilli senatore comm. Antonio, sindaco 
  • 1900 Majocchi ten.col.comm.. Antonio, sindaco 
  • 1908 Gigli cav. uff. dott. Umberto, sindaco 
  • 1913 Soldaro cav. avv. Raffaele, regio comm. 
  • 1914 Onofri Paolo, sindaco socialista 
  • 1915 Carpeggiani ing. Alfredo, prosindaco 
  • 1916 Angelini avv. Aroldo, sindaco 
  • 1921 Carpeggiani ing. Alfredo, prosindaco 
  • 1921 La Torre cav. avv. Michele, regio comm. poi comm. prefettizio

PERIODO FASCISTA

  • 1923 Levi cav. prof. Livio, sindaco 
  • 1927 Tassinari cav. Giusto,comm. prefettizio 
  • 1927 Torri cav. uff. Alessandro, podestà 
  • 1929 Falzoni Gallerani dott. Galeazzo, podestà 
  • 1934 Chiarelli conte Marco Luigi, podestà 
  • 1938 Barbieri cav. uff. Umberto, comm. prefettizio 
  • 1939 Barbieri cav. uff. Umberto, podestà 
  • 1943 Prof. Boleslao Balboni, comm. prefettizio

SINDACI DEL DOPOGUERRA

  • ​1945-1952 Albano Tamburini 
  • 1952-1956 Comm. Aldo Marvelli 
  • 1957-1958 Gualtiero Bastelli 
  • 1959-1961 Comm. Aldo Marvelli
  • 1961-1961 Ing. Mario Zoppellari 
  • 1961-1967 Arrigo Bisi 
  • 1967-1972 Avv. Pietro Benazzi 
  • 1973-1978 Dott. Fulvio Cantori 
  • 1979-1988 On. Giuseppe Albertini 
  • 1988-1993 Silvio Canelli 
  • 1993-1997 Dott. Paolo Fava
  • 1997-2001 Dott. Paolo Fava 
  • 2001-2006 D.ssa Annalisa Bregoli
  • 2006-2011 Dott. Flavio Tuzet
  • 2011-2011 Dott.ssa Pinuccia Niglio comm.prefettizio
  • 2011-2016 Dott. Piero Lodi
  • 2016- oggi Fabrizio Toselli

(Fonte: pagina redatta dall'Archivio storico)

Dove rivolgersi: 
Viale Falzoni Gallerani, 16
051 6843149-145
051 6843120

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