Data di ultima modifica: 
16 Gennaio 2018

Enogastronomia locale

Sorto fra il Reno e il Panaro, il territorio centese si amalgama in un panorama unico, dove frazioni e capoluogo sono fusi in un'identità territoriale dominata dalla pianura fertile e generosa e dalle acque. All'uniformità del paesaggio rurale corrisponde la matrice unitaria dell’ambiente urbano, che si sviluppa intorno alla chiesa e alla piazza, e in cui spiccano i colori solari del mattone e del cotto, materiali tipici delle architetture padane.
Medesima è la matrice storica e culturale di questa zona, e medesima è la tradizione enogastronomica, debitrice delle tre città, Bologna (tortellini, tortelloni di ricotta, nocino), Modena (cotechino, salame alla brace, zampone, lambrusco) e Ferrara (pane, lumache, salama da sugo, tortelloni di zucca) al centro delle quali il nostro territorio si sviluppa. La collocazione geografica di frontiera ha favorito la vocazione centese alla contaminazione di piatti e ricette ripresi, rielaborati o direttamente creati ex novo.
I prodotti base della nostra cucina provengono dalla terra e dagli animali: si tratta di sapori forti nati dall’esigenza di supplire alla mancanza di ingredienti costosi e raffinati. È regina di questa "cucina povera" la sfoglia, fatta con farina, uova e …"mani a calore equilibrato", la sfoglia diventa anche il simbolo dell'elevazione delle ricette della tradizione contadina a piatti ricchi ed elaborati, grazie alla rivisitazione che ne fecero nel Rinascimento i cuochi della corte estense (tortelloni di zucca, tagliatelle) o dei nobili bolognesi (tortellini).
Se la pasta fatta a mano è la regina, l’indiscusso re della nostra tradizione alimentare è sicuramente il maiale, con cui, oltre al ripieno dei tortellini, prepariamo ogni tipo d’insaccato.
Sospesa fra ricchi e corposi primi piatti e saporitissimi secondi di carne, la nostra cucina predilige i vini rossi, quelli dei Colli bolognesi e del Bosco Eliceo, il Lambrusco e il Sangiovese, ma un pasto che si rispetti si conclude sempre con un vero liquore, il nocino, che ancora oggi viene fatto in casa con i gherigli delle noci verdi che si colgono il 24 giugno, giorno di San Giovanni.

Tortellino: una locanda, un oste guardone, una splendida ospite, Venere, e il suo OMBELICO: sono gli ingredienti che hanno dato vita, secondo la leggenda riportata dal Tassoni nel suo poema eroicomico "La Secchia Rapita", al tortellino, emblema carnoso e carnale di una gente gaiamente epicurea, gli Emiliani.

Tortellone: i tortelloni di zucca sono un piatto nato nel centese durante la dominazione estense, infatti la più antica ricetta fu scritta nel 1584 da Giambattista Rossetti, scalco di Lucrezia d’Este. È un delicato impasto di zucca, parmigiano, un pizzico di noce moscata e sale ravvolto in una sfoglia tagliata in quadrati.

Salama da sugo: la salama da sugo (insaccato di carni suine macinate, insaporite da vino e spezie) è un tipico prodotto ferrarese, nato sulle rive del Po di Primaro dall’insediamento di porcaioli trentini durante il Medioevo. Fu molto apprezzata dagli Este, tanto che nel 1481 il duca Ercole I ne spedì una a Lorenzo il Magnifico. Dal 2005 la salama da sugo di Buonacompra ha ottenuto il marchio di Indicazione Geografica Tipica (IGT).

Porchetta: la porchetta è un piatto originario del Lazio, la cui storia risale ai tempi dell’Impero Romano: sembra che fosse il piatto preferito dell’imperatore Nerone. Già nel Medioevo comunque lo troviamo perfettamente inserito nella tradizione culinaria padana, dove il maiale domina incontrastato.

Cotechino: nato a Mirandola nel 1515, durante l’assedio di papa Giulio II, per non lasciare alle truppe nemiche i maiali, un cuoco ebbe l’idea d’insaccarne la carne trita dentro i budelli, in modo da poterla conservare. Si prepara con una miscela di muscoli di maiale, cotenne della pancetta e della ghiandola, sale, pepe e noce moscata. Alberone è entrato nel Guinnes dei primati con la produzione del cotechino più grande del mondo: 137,50 metri per 485 chili.

Castrato: nell’Ottocento l’economia di Renazzo era basata sull’agricoltura e sulla pastorizia.In primavera le greggi di pecore transumavano nelle zone montane tra Bologna e Modena, per  ritornare a Renazzo fra giugno e luglio: gli ovini venivano poi venduti al mercato di Cento. 
Da due secoli si tramandano le ricette a base di castrato: alla griglia, in umido e come ragù da cospargere su maccheroni all’uovo dall’inconfondibile striatura, i garganelli.

Lumaca: le "lumache alla casumarese" sono una specialità, in origine natalizia, cucinata secondo un’antica ricetta che risale al tempo degli Estensi e che troviamo scritta per la prima volta nel 1611. Dal 1999 Casumaro gode del titolo di “Città della Lumaca” conferitogli dall’Associazione Italiana Elicicoltori.

Salame alla brace: piatto tradizionale delle campagne padane, all’investitura del maiale si usava cuocere un salame fresco, avvolto in carta di mais, sotto le ceneri e le braci. È nominato per la prima volta in occasione di un sontuoso pranzo offerto nel 1688 dal duca Alessandro II Pico della Mirandola.

Anatra: animale presente da moltissimi secoli nella tradizione culinaria italiana (è già citata nel 1508). Durante la II Guerra Mondiale, quando gran parte dei bovini e dei suini furono requisiti per l'alimentazione delle forze armate, l'anatra divenne uno degli alimenti principali della popolazione civile. La Pinacoteca Civica di Cento conserva un bellissimo episodio di caccia all’anatra, immortalato dal pennello del Guercino nel 1615.

Dove andare:
Ristoranti e pizzerie a Cento e frazioni
Enoteche

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