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Mercoledì, 30 Maggio 2012
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Come nacqui, così vivo e morrò centese, vostro Ugo Bassi

8 agosto 1849 – 8 agosto 2009 - 160° anniversario della fucilazione del martire centese Ugo Bassi

Immagine Ugo Bassi

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Queste le parole vergate dal martire Ugo Bassi, attualmente appese incorniciate nell’Ufficio del Sindaco a Cento, insieme al suo crocifisso d’argento.

Ugo Bassi nacque infatti a Cento, nell’attuale via Baruffaldi, nel 1801 e venne battezzato con il nome di Giuseppe, ma in onore di Ugo Foscolo, lo mutò in Ugo.

In giovane età entrò a Bologna nell’ordine dei barnabiti, nonostante l’opposizione paterna e nel 1815 cercò anche di arruolarsi nell’esercito capeggiato da Murat; questo avvenimento testimonia il forte sentimento patriottico di Ugo Bassi manifestato sin dalla giovane età.

Nel 1819 entrò a Bologna nella Congregazione dei Chierici Regolari di S. Paolo, facendo il noviziato in parte a Napoli e in parte a Roma; nel 1825, ordinato sacerdote fu nuovamente destinato a Napoli, ove venne notata la sua esuberanza, il notevole spirito di ribellione e la capacità oratoria.

Proprio le grandi doti di oratore lo portarono ad intraprendere la strada della predicazione e, Ugo Bassi venne particolarmente apprezzato per le doti ‘teatrali’ e per una particolare sonorità e ‘passionalità’ del tono di voce. Nel 1833 venne destinato ad Alessandria ove, a seguito di alcune prediche, suscitò il sospetto delle autorità governative e di alcuni cardinali.

Nel 1840 gli fu poi impedito di predicare per motivi di natura disciplinare; si rimproverava ad Ugo Bassi soprattutto il disordine nell’oratoria, per cui era bene che egli si applicasse allo studio per raggiungere quella sodezza che gli mancava.

In realtà erano blande motivazioni, principalmente si voleva evitare che le sue prediche potessero animare eccessivamente gli animi dell’uditorio anche perché le sue parole erano ricche di spunti liberaleggianti e patriottici e, particolarmente aspre nel denunciare la corruzione del clero.

Nel 1844 poté riprendere a parlare in pubblico; due anni dopo fece ritorno a Bologna, proprio nel momento in cui era stato eletto papa Pio IX, partecipando attivamente ai festeggiamenti in onore del nuovo papa.

Nel 1848 ad Ancona tenne diverse prediche tutte trasfuse di amor patrio e quando in città giunsero le truppe pontificie in marcia verso la Lombardia si unì a loro, attivandosi nella raccolta di fondi per la causa italiana; poco dopo, a sua insaputa, venne secolarizzato e a Venezia attaccò verbalmente il papa; sempre nel Veneto, prese parte a diverse battaglie per poi raggiungere a Roma l’esercito repubblicano, partecipando con Garibaldi a tutte le vicende dell’assedio della città e alla ritirata.

Fu catturato a Comacchio il 4 agosto 1849 e, trasferito a Bologna, senza un processo regolare l’8 agosto 1849, all’età di 48 anni, nel porticato che conduceva alla Basilica di S. Luca, venne fucilato dagli austriaci.

Piace ricordarlo anche attraverso gli scritti di coloro che lo hanno conosciuto. Giuseppe Garibaldi lo descriveva come colui che possedeva nel tempo stesso l’ingenuità del fanciullo, la fede di un martire, la scienza d’un letterato, il coraggio d’un eroe. Aveva capelli bruni e inanellati, gli occhi brillanti al pari del sole, la bocca sorridente, il collo bianco e lungo, le membra agili e robuste, il cuore di fuoco per la gloria e pel pericolo, gl’istinti leali, lo spirito elevato fatto nel tempo stesso per la contemplazione dell’anacoreta e gli ardori dell’apostolo.

Quirico Filopanti anche lui ebbe modo di conoscerlo, anzi ne fu amico lo tratteggiava un uomo dalla forte personalità, amato da molte migliaia di uomini e donne. Bello era il suo volto, come quello di Garibaldi, il quale pure teneramente lo amava. Sonora e singolarmente simpatica la voce; eguale il coraggio in battaglia e l’amore della Patria.

Di lui ci rimane ancora, il crocifisso d’argento da cui non si era mai separato

 
 
 
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