
Il nostro percorso inizia dalla Rocca, la struttura difensiva sorta alla fine del Trecento, per volontà del vescovo di Bologna, quale freno alle velleità autonomistiche dei Centesi.
Fu ricostruita e ristrutturata nei secoli per adeguarla ai più moderni canoni dell’architettura militare e perché potesse reggere i ripetuti assalti di truppe nemiche: la Rocca dunque testimonia l'importanza che nel Medioevo aveva assunto il territorio del Centopievese, continuamente preso di mira dai potentati limitrofi.
Uno degli episodi più salienti della storia centese, l'assedio della Rocca da parte dei Visconti nel 1443 e la liberazione per il miracoloso intervento dell'Arcangelo Michele (a ricordo di questa vittoria fu istituita l'annuale corsa del palio), fu immortalato nel XVIII secolo in una lunetta affrescata sotto un portico di via Guercino, tuttora visibile.
La Rocca è il punto di partenza ideale per ripercorrere la storia di Cento: il nome della nostra città si riconnette alla centuriazione romana della Pianura Padana (II secolo a.C.), ma il suo sviluppo, da piccolo borgo di pescatori sperduto nelle paludi (la testimonianza di questa origine rimane nello stemma cittadino, dove campeggia un gambero rosso) a centro civico a forte vocazione agricola, è tutto collocato nei primi secoli dopo il Mille. A quest'epoca di donazioni enfiteutiche da parte del vescovo di Bologna e dell'abate di Nonantola, e di estese bonifiche, risale la nascita della Partecipanza Agraria.
Il cortile davanti alla Rocca è il punto di partenza e di arrivo della via centrale della nostra città, sulla quale si affacciano le emergenze architettoniche più importanti e significative di Cento.
Percorrendo Corso Guercino, spezzato in due parti dall'omonima piazza, incontriamo: il santuario della B. V. della Rocca, la chiesa di San Filippo (1680-1760), Palazzo Rusconi (1766), il Teatro Comunale, il Palazzo del Governatore, il Palazzo Comunale, la chiesa di San Lorenzo (1765-73), il palazzo della Partecipanza Agraria, Casa Pannini.
Il Santuario della Beata Vergine della Rocca fu edificato nel 1609 e ricostruito a più riprese nel corso dell'Ottocento. Al suo interno è custodita la venerata immagine della Beata Vergine della Rocca, un affresco staccato risalente al 1460 o, secondo altre fonti, al 1597: dal naso della Madonna cola un filo di sangue che, secondo la tradizione, sarebbe dovuto a un atto sacrilego.
Il Teatro Comunale fu costruito fra il 1858 e il 1861 e nel 1954 fu intitolato al tenore centese Giuseppe Borgatti. La facciata è caratterizzata dalla decorazione a bande policrome arancioni e gialle e da una ricca ornamentazione in cotto. L'interno presenta la tipologia caratteristica del teatro all'italiana, a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi, il loggione e la platea.
Come tante altre città delle Pianura Padana i colori predominanti di Cento sono l'arancio e il senape: ancora oggi si rispetta l'architettura tipica delle nostre zone, da sempre prive di marmo e pietra ma ricchissime di sabbia e di argilla, quindi votate per necessità al mattone e al cotto.
Inoltre Cento è fortemente caratterizzata dalla presenza dei portici, elemento importantissimo mutuato da Bologna, che non è solo struttura di urbanizzazione, ma anche e soprattutto punto aggregativo.
I portici contraddistinguono Piazza Guercino, cuore culturale e sociale di Cento, al centro della quale campeggia la statua dell’omonimo pittore, realizzata dallo scultore Stefano Galletti nel 1862.
Racchiudono la piazza due importanti edifici porticati, il Palazzo Comunale e il Palazzo del Governatore.
Il Palazzo Comunale venne costruito nel 1612, ma il timpano e il fastigio che ornano la facciata, caratterizzata dal tipico portico e da una balconata, furono realizzati nel 1756. All’interno spicca, per le decorazioni pittoriche e scultoree, la Sala Consiliare, dove si impongono, eleganti e severi, gli scanni lignei dei consiglieri comunali e del sindaco.
La costruzione del Palazzo del Governatore fu commissionata dagli Estensi nel 1502, in occasione del matrimonio fra Alfonso I d'Este e Lucrezia Borgia. Lucrezia, figlia del papa Alessandro VI, portò in dote al marito il territorio del Centopievese, in precedenza sottoposto alla signoria del vescovo di Bologna ma sempre ambito dai signori di Ferrara. L’attuale aspetto neo-medioevale del palazzo risale al radicale restauro del 1919.
All'interno del Palazzo ha sede la Galleria d'Arte Moderna. Oltre a un consistente nucleo di dipinti del pittore centese Aroldo Bonzagni, questo museo presenta un numero considerevole di opere dei maggiori artisti italiani contemporanei (Annigoni, Balla, Capogrossi, Carrà, Conti, De Pisis, Fontana, Guttuso, Morlotti, Reggiani, Russolo, Sironi, Wildt, ecc.).
Nelle vicinanze della piazza, attraverso un profondo androne, si entra nella piccola corte interna del Ghetto, istituito dai legati pontifici nel 1636 per isolare l'attivissima comunità ebraica, presente a Cento fin dall'inizio del Trecento. Nel cortile si affacciano alcuni graziosi balconcini del XVIII secolo. Gli arredi sacri e gli oggetti di culto appartenuti alla comunità israelitica centese sono oggi nella Sinagoga di Ferrara.
Riprendendo corso Guercino, incontriamo la Chiesa di San Lorenzo, costruita fra il 1765 e il 1773, la cui facciata concava, impiantata su due ordini, fa da fondale alla piazza antistante.
Poco più avanti sorge Casa Pannini, una delle più antiche ed illustri dimore patrizie centesi, risalente alla prima metà del XV secolo. Essa conserva ancora il caratteristico portico trabeato in legno. Al suo interno furono realizzati fra il 1615 e il 1617 i celebri affreschi di Guercino e bottega, parte dei quali oggi è conservata nella Pinacoteca Civica.
Da piazza Guercino, percorrendo via Matteotti, raggiungiamo la Basilica di San Biagio, la principale chiesa di Cento, la cui origine risale al 1045.
L’interno, a croce latina, con cupola ellittica all’incrocio fra transetto e navata maggiore, risale alla ricostruzione del centese A. Toreggiani (1744). Vi si possono ammirare il grande coro ligneo di Fra Vincenzo Rossi (1743) e importanti tele, fra le quali “San Carlo Borromeo in preghiera” di Guercino(1614).
Alla base del campanile, ricostruito a fine Settecento dall’architetto locale P. A. Cavalieri, una lapide ricorda le parole che Goethe spese per immortalare “la terra del Guercino” nel suo “Viaggio in Italia”.
Di fianco alla Collegiata di San Biagio sorge il settecentesco Palazzo del Monte di Pietà, oggi sede della Pinacoteca Civica. In essa è concentrato il maggior numero di opere al mondo di Guercino e della sua bottega, oltre a tele di Ludovico Carracci, Ubaldo Gandolfi, Marcello Provenzali, Domenico Panetti e altri. Di notevole interesse un rarissimo gruppo ligneo quattrocentesco rappresentante il “Compianto sul Cristo morto”.
Passando davanti al settecentesco Palazzo Scarselli Tassinari, sede della Biblioteca Civica, concludiamo la nostra visita con un capolavoro del Seicento centese, la chiesa del Rosario. Essa rappresenta il luogo di elezione del Guercino: fu da lui voluta (scelse questa chiesa per la cappella di famiglia) e del grande pittore contiene cinque tele. Molto interessante è la scenografica ancona dell’altare maggiore, opera del bolognese Ferdinando Galli Bibiena.
Nel territorio centese, lontane dal centro storico, spiccano tre chiese di grande pregio artistico.
L’Oratorio della Crocetta fu edificato probabilmente già prima della fine del XIV secolo in un punto d’incrocio tra due strade (da cui il toponimo). Pare infatti che l’oratorio fosse posto su un antico e perduto tracciato viario per lungo tempo percorso durante i pellegrinaggi. L’interno, a navata unica con abside in stile gotico a cinque arcate, presenta una decorazione figurata a riquadri devozionali datati 1491-1503: oltre all’immagine della Madonna, a cui è dedicato l’oratorio, negli affreschi sono rappresentati santi le cui figure sono legate al tema del pellegrinaggio o della peste (probabilmente l’Oratorio era anticamente utilizzato come cappella di un lazzaretto).
A Corporeno sorge la Chiesa di San Giorgio, risalente al Trecento ma interamente ricostruita nel Settecento. Il secondo altare di destra conserva una statua seicentesca della Vergine con il Bambino attorniata da un’opera giovanile di Guercino: “I misteri del Rosario e angeli” mentre l’altare maggiore custodisce la tela di Matteo Loves “San Giorgio che uccide il drago”.
La Chiesa di San Sebastiano a Renazzo, pur risalendo al XV secolo, si presenta nella veste settecentesca progettata dall’architetto bolognese C. F. Dotti. L’armonioso interno conserva tre tele del periodo giovanile di Guercino (“Miracolo di San Carlo Borromeo”, “Madonna con Bambino e i Santi Pancrazio e Chiara”, “Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio Abate e Bovo”) e una attribuita a Benedetto Gennari junior raffigurante “San Sebastiano”.