
14 marzo 2008 ore 16,00
Palazzo del Governatore - Sala Zarri
A tutti i presenti, alle Autorità Civili e Religiose, agli illustri relatori che interverranno porgo il mio saluto personale e quello dell'intera Amministrazione Comunale.
Ringrazio gli organizzatori del convegno ed in particolare il Prof. Salvatore Sechi, che di questa iniziativa è stato l'anima promotrice e l'infaticabile organizzatore, unitamente all'Assessorato alla Cultura del nostro Comune che qui è rappresentato dall'Assessore Biancardi.
Mi scuso se non cito ad uno ad uno tutti gli Enti e le Associazioni che tramite i loro rappresentanti partecipano ai lavori del convegno, ma vorrei ritagliarmi qualche minuto per svolgere alcune riflessioni "sulle lenti deformanti dell'informazione controllata".
Il Convegno ha come sottotitolo un quesito e la sola esistenza di questo quesito apre un universo di parole e di realtà "ammorbidite".
Su questo voglio esprimermi, senza minimamente entrare nello specifico oggetto del convegno sul quale con competenza interverranno gli illustri relatori.
Mi chiedo: nelle moderne democrazie è effettivamente garantita la libertà ?
Un simile quesito oggi farà probabilmente sorridere taluni : è convinzione comune che mai come ai nostri giorni l'uomo, che si è scrollato di dosso vecchi regimi e vecchie teorie della politica, sembra essersi incamminato finalmente per la "strada giusta" accettando appieno i "valori democratici" che soli garantirebbero la libera espressione e l'affermazione della verità.
In effetti, in ogni campo ci sentiamo inseriti in una tale pluralità di voci che ci vien fatto di pensare di vivere, realmente, in una situazione di effettivo "pluralismo"che, come mai in passato sembra garantire la possibilità a ciascuno, di esprimere liberamente qualsivoglia opinione, e di propagandarla senza alcuna limitazione.
Tuttavia è forte la sensazione che tutto il complesso delle informazioni di cui siamo oggi circondati, sia in qualche modo guidato, finalizzato a viziare dalla base le scelte e le opinioni che chiunque, in teoria, dovrebbe e potrebbe liberamente fare ed avere.
Così impostato, il problema non si risolve nel vedere se le situazioni di illiberalità in cui vive l'attuale società siano dovute a squilibri di uno sviluppo democratico viziato da elementi "esterni", ma di scoprire se nel tipo di struttura politica che oggi ci governa, l'illiberalità non sia un elemento costitutivo proprio, in netto contrasto con le affermazioni di principio e le solenni proclamazioni costituzionali.
D'altra parte, la creazione dello Stato come onnipotente e suprema entità che restringe ed annulla ogni libertà trae origine proprio, paradossalmente, in quell'ideologia liberal-democratica che costituisce la trama delle moderne società occidentali.
E proprio il mito dell'uguaglianza, che tanto nella nostra società viene decantato, a rivelare quella tendenza all'uniformismo che, presente in essa come carattere indelebile, ci rende ragione della sua natura profondamente illiberale.
Se nelle società "dittatoriali"questa tendenza prende forma attraverso l'imposizione di verità assolute a cui credere e l'eliminazione diretta di ogni voce di critica e di dissenso, nella nostra società è più difficile da scoprire direttamente poiché si estrinseca attraverso metodi più insidiosi e penetranti, rinvenibili soprattutto nella funzione dei mass-media per la diffusione delle idee e di modelli di comportamento generale.
Questi mezzi, infatti, non si limitano a informare, mettere cioè in contatto il singolo con ciò che avviene intorno a lui, ma piuttosto, in piena aderenza con il carattere di manipolazione del reale, a ricreare in esso una "realtà fittizia" spacciata per vera.
Tale operazione è, del resto, assai facile nel mondo moderno perché, come ebbe a scrivere Marcel De Corte "non si vive in un mondo vero in cui si urta contro la resistenza delle cose, ma in un universo di parole, in cui non si incontrano che realtà ammorbidite".
Il fatto, da cui ha tratto origine l'informazione, perderà così di oggettività per presentare solo quegli aspetti che possono essere dati in pasto a menti abituate ormai alle "lenti deformanti" dei vari mezzi di comunicazione e in tal modo non sarà più possibile, ignorando la verità, esercitare una vera critica.
Ad essere elevate al rango di "realtà" o di "verità" saranno così soltanto quelle idee che possono servire da supporto al potere, anche quando assumono delle forme di apparente contrasto con esso.
Il delitto Moro non è stato certamente esentato da queste operazioni di sistema ed oggi, con questa conferenza, mi auguro si possa cercare una verità da leggere e comprendere senza "parole ammorbidite".
Grazie
Il Sindaco, Dott. Flavio Tuzet