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12/03/2008

07/03/2008 - Intitolazione della Piazza a Vincenzo Muccioli - Intervento del Sindaco

07 marzo 2008 ore 12,00
Piazza Vincenzo Muccioli a Cento

A tutti i presenti,
porto il mio saluto personale e dell'Amministrazione Comunale.

Un caloroso e particolare ringraziamento va al Dott. Andrea Muccioli che con la Sua presenza onora l'intitolazione di una piazza alla memoria del padre Vincenzo.
Vincenzo Muccioli non ha bisogno di presentazioni e motivazioni alla memoria perché egli vive tra noi con la Sua opera: Egli è talmente grande che mi parrebbe una superflua ripetizione elencare i Suoi meriti come uomo e terapeuta.
Allora Lo voglio onorare cercando di ricordare le motivazioni che lo portarono a concepire la Sua splendida avventura umana.
Cercherò di esporre in quale ambiente sociale si accorse di vivere ed attraverso l'analisi del Suo tempo indicherò le motivazioni per cui un giovane sconosciuto divenne Vincenzo Muccioli.
Muccioli comprese che il padre di ogni droga è il malessere e da qui si mosse per concepire il Suo disegno e le Sue terapie.
Gli anni 70 furono un decennio che segnò in maniera particolarmente marcata quello che da più parti viene definito "conflitto generazionale".
Le ragioni sono molteplici, ma tutte originate da un'unica causa, peraltro spesso sottovalutata, vale a dire la crescita disarticolata della società che si è manifestata in tutta la sua drammaticità, facendo esplodere contraddizioni che si sono a lungo andare rivelate insanabili.
Per i giovani nati verso la fine degli anni 40 ed agli inizi degli anni 50 il "mondo nuovo", post bellico, si è presentato ai loro occhi privo di significato perché fondato semplicemente sul perbenismo, sul progresso indefinito, sull'incessante sollecitazione di bisogni nuovi e sempre diversi; mentre essi cercavano qualche altra cosa , impossibile a darsi da parte di chi uscendo da una guerra non voleva più saperne di ideali di vita più profondi e difficili da vivere che non fossero il "confort standardizzato".
La generazione dei padri, nella grande maggioranza dei casi, ha inteso proprio così la costruzione della famiglia: una facile sicurezza da difendere contro tutto e contro tutti.
L'arrivo della televisione ci portò in casa le immagini di quel grande paese a cui a tutti i costi dovevamo assomigliare; il consumismo più brutale selvaggiamente ci venne imposto da imbonitori occulti, venditori di mercanzie e di ideologie che trasformavano la vita in una fiera delle vanità.
In questo clima cominciarono a circolare le droghe sconosciute alle grandi masse per diventare anch'esse un "genere di consumo".
Le giovani generazioni crescevano circondate da mode che sostituivano progressivamente le tradizioni in una società nella quale l'autorità e la guida tendeva sempre più ad essere la ricchezza.
I giovani più sensibili rifiutarono tutto ciò; la debolezza di padri troppo permissivi dava come risultato l'insulto, la fuga da casa, l'arruolamento forzato o spontaneo nelle legioni del nulla: l'esercito della droga.
Credo, che avvenne a questo punto che Muccioli si accorse di quanto era sfuggito ad altri: i giovani più sensibili e deboli avevano bisogno di un ideale di vita semplicemente umano e non trovandolo trovavano rifugio nei paradisi artificiali delle droghe.
Egli comprese quello che solerti sociologi e la scienza ufficiale compresero anni dopo, così fondò la sua prima comunità nella quale ripristinava quei valori, che erano la vera cura al disagio esistenziale.
Ciò ha dimostrato che soltanto con i valori umani, intensamente vissuti, è possibile dare vita ad una società organica fondata sulla comunità.
Altrimenti non c'è che un mondo di sbandati preda delle follie della tossicodipendenza.
Oggi, con questa piazza diciamo grazie a Vincenzo Muccioli che voglio definire: Maestro di Vita.

A questo Maestro vada la riconoscenza della nostra città e dell'umanità intera.
Grazie.

Il Sindaco, Dott. Flavio Tuzet

 

 
 
 
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